Paella di Monnezza
Dal cassonetto al piatto, un'occasione per parlare di dumpster diving.
Uèlla!
Vi siete mai chieste come mai il cibo nel nostro frigorifero va a male dopo pochi giorni, mentre al supermercato lo troviamo sempre freschissimo?
La risposta è una sorta di una dissonanza cognitiva: a rigor di logica sappiamo bene quanto sia impossibile che le migliaia di prodotti che troviamo nel banco ortofrutticolo vengano venduti tutti i giorni entro la chiusura, così come sappiamo che gli scaffali non si riempiono da soli facendo magicamente comparire nuova merce non appena quella più vecchia viene messa nel carrello di qualcuno, eppure, distratte dai colori vivaci dei pomodori a dicembre e dei cavolfiori ad agosto, non riusciamo a percepire bene cosa succede al (tantissimo) cibo che non viene venduto.
Per farmene un’idea mi sono approcciata alla pratica fighissima del dumpster diving, ovvero il tuffo nel cassonetto, ispirata dalle gesta eroiche di una conoscente.
Non propriamente legale in Italia ma in qualche modo tollerato, si tratta di un viaggio lisergico nell’unico reparto dei supermercati che siamo abituate a non frequentare: il reparto monnezza.
Perché, a pensarci, la spiegazione a quanto detto sopra non necessita nemmeno di troppa immaginazione: per avere prodotti sempre freschi, esteticamente appetibili e soprattutto vendibili in ogni momento dell’anno è necessario liberarsi di quelli vecchi, ammaccati e un po’ bruttarelli.
Un approccio morigerato al tuffo nel cassonetto
La paella è un piatto tipico della cucina povera spagnola e ne esistono innumerevoli versioni. Proprio come accade a Roma con la carbonara, la cui ricetta cambia da pianerottolo a pianerottolo, anche la paella si presta a infinite interpretazioni, rendendola un piatto perfetto per applicare un approccio zero sprechi - con buona pace dei puristi Valenciani e non.
Ecco le mie regole per una perfetta Paella di Monnezza.
Livello base: una firma per la monnezza
Tramite la newsletter di Alice Pomiato ho scoperto che l’associazione RECUP - che si occupa di recuperare l’invenduto dai mercati e distribuirlo gratuitamente tra i soci e chi lo richiede- sta raccogliendo firme per rendere legge la lotta agli sprechi nei mercati rionali. Puoi firmarla qui, bastano 2 minuti.
Livello facile: non comprare monnezza
Programma i pasti il più possibile, compra quello che ti serve, usa quello che hai già in frigo, non fare la spesa mentre sei a stomaco vuoto. Risparmierai soldi ed eviterai di trovarti in frigo cose come il topinambur che tanto non cucinerai mai.
Livello medio: Conosci la tua monnezza
Questo è il mio segnale per invitarti a prendere un’ora del tuo tempo per svuotare la tua dispensa.
Il riso che ho usato per il piatto che ti propongo qui sotto non ha nulla di spagnolo: è un basmati scaduto a fine 2023 e ancora sigillato. Quasi tutti gli alimenti secchi si conservano nel fondo delle nostre dispense ben oltre la data di scadenza indicata, basta ricordarsi di averli.
Livello pro: Cucina la tua monnezza
Anni fa, prima che mi interessassi alla cucina, buttavo in automatico le foglie del sedano semplicemente perché non sapevo come usarle e perché mi era stato detto di farlo perché sono troppo amare. In realtà hanno solo un sapore più intenso rispetto a quello dei gambi, ma sono super aromatiche e fresche.
Nel nostro cestino dell’umido spesso finiscono pezzi di verdura e frutta completamente commestibili (e che paghiamo a peso al supermercato!) che semplicemente non sappiamo come usare.
Il mio consiglio è di mettere da parte gli “scarti” in un piatto mentre si cucina e, prima di tuffarli nel cestino, ispezionarli e pensare a come si potrebbero riutilizzare. Se non vi vengono idee, a volte è abbastanza congelarli in un sacchetto e tirarli fuori all’occorrenza da usare come base per un brodo di verdure.
Alessio Cicchini in arte Rucoolaaa crea contenuti interessantissimi a riguardo, e ci ha pure scritto un libro.
Livello hardcore: Indiana Jones della Monnezza
Ci sono diversi modi in per salire nell’Olimpo dei rifiuti e quello che sto per suggerire è sicuramente l’approccio hardcore.
La mia amica E. adotta l’approccio hardcore praticamente in ogni cosa che la riguarda nella vita e questo la rende automaticamente la mia persona preferita con cui fare monnezza-mining.
Su ispirazione delle eroiche gesta di una conoscente che pratica il dumpster diving con orgoglio da anni, io ed E. ci siamo approcciate alla disciplina con cautela, a seguito di attente ronde serali nei parcheggi dei supermercati della zona in cui viviamo per capire dove si trovassero i cassonetti e quando fossero accessibili.
Se io continuo a ritenerlo un divertente hobby da praticare occasionalmente quando ho bisogno di verdure e -come canta RuPaul- di una botta di adrenalina, lei ha definitivamente adottato l’approccio da professionista ed ora è possibile vederla in giro con kg di monnezza ortofrutticola nel cestello della bicicletta durante le ore notturne.
Quello che sicuramente è interessante del dumpster diving è che permette di vedere dal vivo che cosa si nasconde nei cassonetti dei supermercati e aiuta a combattere la dissonanza cognitiva di cui parlavo sopra, spingendoci a comprare meno e meglio.
La monnezza è lì, è molta più di quanto ci aspetteremmo e in moltissimi casi è commestibile al 100%. Provare l’approccio hardcore per credere.
Paella di Monnezza
Tempo di preparazione: 20 minuti
Tempo di cottura: 30 minuti
Ingredienti per due persone affamate
180g di riso
1 peperone dal cassonetto del supermercato (trovato in condizioni perfette, ma evidentemente troppo piccolo per essere vendibile)
1 manciata di pomodorini dal cassonetto del supermercato (trovati in una confezione in plastica in cui un solo pomodorino era andato a male)
1 costa di sedano con le foglie
1 carota
1/2 cipolla rossa
100g di piselli surgelati o freschi
1 cucchiaio di paprika affumicata
1 bustina di zafferano o qualche pistillo lasciato in infusione per una mezz’oretta nell’acqua
1 cucchiaino di cumino in polvere
Olio EVO
Brodo vegetale
Sale e pepe
Procedimento:
Monda le verdure e usa gli scarti per preparare il brodo, che dovrà cuocere un’oretta per sprigionare tutti i sapori. Se non hai tempo puoi usare il dado, che qui non siamo kitchen-nazi.
Trita la santa trinità di cipolla-sedano-carota e soffriggili a fuoco basso in una padella antiaderente (ma se vuoi fare il pro usa la paellera) con olio d’oliva abbondante. Alza la fiamma e salta il peperone tagliato a strisce sottili fino a farlo ammorbidire, poi aggiungi i pomodori e il sale (attenzione a non metterne troppo se il brodo che userai dopo è già salato).
Aggiungi i piselli e le spezie in pentola, mescola e per ultimo aggiungi il riso.
Mescola tutto un’ultima volta per distribuire sapori e ingredienti, infine versa il brodo vegetale fino a coprire il riso, copri la pentola con un coperchio e lascia cuocere per una decina di minuti senza più mescolare a fiamma medio-bassa. È importante non mescolare più: la curiosità è tanta ma la crosticina che si crea sul fondo della paella è meglio.
Passati 10 minuti solleva il coperchio e controlla che il riso sia cotto (spoiler: molto probabilmente no) e che non sia totalmente asciutto. Nel caso lo fosse -crudo e asciutto- aggiungi ancora un filo di brodo e lascia cuocere per altro tempo (senza mescolare!!!). Ripeti l’operazione fino a cottura ultimata.




Occhio a non fare la fine di quelle due che poi hanno chiuso in gabbia 🤣 in ogni caso pensavo che i supermercati li tenessero chiusi questi cassoni, se no è abbastanza chiaro che uno ci provi, anche senza essere un disperato